Festeggiamo la pizza.

In grado di continuare a far parlare di sé anno dopo anno, anche tra le cucine degli chef stellati, la pizza è sinonimo di italianità nel mondo e proprio negli Stati Uniti le è persino dedicato un giorno dell’anno, il 18 maggio, con il National Pizza Party Day. Del resto i dati di un’indagine di Coldiretti del 2016 parlavano chiaro: con una media di 13 chili per persona sono proprio gli Stati Uniti a detenere il record mondiale dei consumi di pizza (gli italiani si fermano a una media di 7,6 chili a testa).
Vera e propria istituzione, la primissima pizza su suolo americano risale al 1897, a New York City, dove Gennaro Lombardi, un panettiere di Napoli, aprì un negozio di alimentari a Spring Street per vendere la sua specialità, soprattutto agli operai locali: torte di pomodoro avvolte in carta e legate con corda. Considerato oggi dai newyorkesi alla stregua di un loro piatto nazionale, la pizza di origini napoletane è stata così talmente contaminata dalle culture ospitanti, da diventare un piatto del tutto nuovo. E così, se a New York una delle preparazioni più vendute è a base di ananas e cozze, da mangiare rigorosamente con le mani, e a Chicago la cosiddetta pie abbonda talmente tanto di ingredienti da essere quasi inavvicinabile per qualsiasi italiano, in Estremo Oriente la pizza è speziata (ma anche in Louisiana, dove la pizza Cajun si arricchisce di influenze della cucina afroamericana e caraibica), in Giappone il mais regna sovrano, nel Nord Europa viene servita con frutta e curry.
Fa quindi quasi tirare un sospiro di sollievo ai cultori del made in Italy la decisione dell’Unesco dello scorso dicembre di rendere la pizza napoletana patrimonio dell'umanità. Il 12° Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Unesco, riunito in sessione sull'isola di Jeju, ha decretato che questo impasto lievitato e cotto al forno, condito con alcuni dei migliori prodotti della nostra Penisola meritasse questo riconoscimento, che premia prima di tutto il lavoro di generazioni di pizzaioli e l’incredibile valore culturale che rappresenta.
E che continua a far discutere come solo un alimento che vende nel mondo ogni anno circa 5 miliardi di pezzi può fare. Ne è un esempio la pizza margherita rivisitata dello Chef Carlo Cracco che ha scatenato polemica nella rete facendo indiavolare i puristi della Margherita.  A quanto pare avrebbe osato utilizzare i cereali nell'impasto, la salsa di pomodoro densa e la mozzarella di bufala in fette. 
Più o meno come era accaduto un anno fa quando nel menù del ristorante Industry Kitchen di New York comparve la 24K: una pizza con un impasto al nero di seppia, ricoperta di formaggio inglese Stilton, foie gras francese, foglie e petali d'oro, tartufi a scaglie, caviale e fiori eduli venduta a duemila dollari.