Il Pomodoro

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La sua polpa vivente,
è una rossa
viscera,
un sole
fresco,
profondo,
inesauribile

Pablo Neruda

Ci siamo chiesti, e magari è capitato anche a voi, che cosa sarebbe successo se, in un universo parallelo, Colombo non avesse mai scoperto l'America. Cosa sarebbe cambiato nelle nostre vite, anche a distanza di secoli?
Impossibile non pensare immediatamente alla cucina! La scoperta di un nuovo continente ha dato il via ad un'esportazione di alimenti che oggi sono parte integrante (anzi, fondamentale!) della nostra dieta e compaiono in qualsiasi libro di ricette, eppure una volta erano un esotico mistero, un tuffo del palato verso l'ignoto… riuscite a immaginarlo?
Tanto per dirne una… niente pomodoro! Quanto sarebbe grigio, questo mondo parallelo, per noi italiani! L'amato pomodoro che sembrerebbe creato apposta per starsene sopra ad un piatto di spaghetti o nella pentola con il Ragù o sopra la pizza… Sarebbe un mondo di pizze bianche, poveri noi!

Gli Aztechi lo chiamavano xitomatl, che letteralmente significa “cosa paffuta con l’ombelico”: era l’antenato dell’odierno pomodoro, con una colorazione vicina all’oro, diventato rosso grazie a successivi innesti nel corso dei secoli seguenti.
In Italia, il primo a nominare il “pomo d’oro”, da cui la parola pomodoro, fu il medico senese Pietro Andrea Mattiolo che lo menziona in un trattato scientifico. Per ottenere la prima salsa, però, ci vorrà più di un secolo! Il primo sugo di cui si ha traccia è la “Salsa di Pomadoro alla Spagnuola”, ricetta tratta dal libro di Antonio Latini del 1694. Si prepara praticamente come oggi: pomodoro alla brace spellato, cipolla, timo, maggiorana e un goccio di aceto. Un successone, perché pochi alimenti si amalgamano bene con altri cibi come il pomodoro!

Eppure a rallentarne la diffusione di una leggenda che lo descrisse come velenoso, così che nel’700 buona parte dell’Europa temeva di consumarlo. La leggenda nacque per via di alcuni episodi di nobili e ricchi aristocratici che parevano ammalarsi dopo aver consumato il pomodoro. In realtà spesso e volentieri erano i piatti a creare malessere, perché erano di peltro, materiale ricco di piombo. I frutti filtrano il piombo, causando intossicazione. A contribuire alla fama nefasta anche il sapore lievemente acidulo, che sembrava contribuire le dicerie sulla sua tossicità.

E invece… altroché veleno! I pomodori contengono preziosissime vitamine, minerali e antiossidanti, hanno poche calorie (e quindi sono adatti ad ogni tipo di dieta). C’è un motivo se sono l’ortaggio più coltivato al mondo dopo le patate! Ed è per questo che nel tempo ne sono state selezionate divere varietà, anche verdi, gialli e neri… oltre 10mila tipi! Tutti contengono: potassio, fosforo, vitamina C, vitamina K, folati. Il colore rosso è dovuto ad un’alta concentrazione di licopene, un’antiossidante naturale. Ecco cosa rende il pomodoro un concentrato di salute.

La sua versatilità lo ha reso perfetto per un’enorme varietà di preparazioni. Base di sughi e salse, a fette nella bruschetta, nella panzanella, in crema sotto forma di gazpacho e persino in versione cocktail, con l’aggiunta di vodka: e buon Bloody Mary! Tra l’altro, a proposito di ricette, pare che i pomodori cotti facciano anche meglio di quelli a crudo, perché il calore favorisce l’assorbimento del licopene per l’organismo. Un ingrediente da vicino che non smette di regalarci soprese.

Introducendo il pomodoro regolarmente nella dieta si previene l’invecchiamento, si favorisce la digestione, aiutano la salute delle ossa, stimolano la diuresi e contrastano i crampi muscolari, grazie al contenuto di potassio.
Per conservarli al meglio, però, ricordate di non metterli in frigo: il freddo interferisce con gli enzimi che gli conferiscono il suo gusto caratteristico e sotto i 12 gradi il pomodoro interrompe la sua maturazione, che è ciò che lo rende così gustoso! Un’unica accortezza: va lavato bene, perché i pomodori trattengono residui di pesticidi.