Vademecum della conservazione

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Cucina è tante cose. É improvvisazione è tecnica. È passione, ma anche responsabilità. È gusto, sostenibilità ed è anche etica. Certo, perché la buona arte culinaria ci chiede di prestare attenzione ai ritmi della natura, scegliendo di utilizzare solo prodotti stagionali; perchè il bello del cucinare è farlo per chi si ama, ma con la consapevolezza di tenere giù gli sprechi, perché saper riciclare cucinando vuol dire saper cucinare!

Per questo è importante capire come conservare i cibi al meglio, come sfruttare gli avanzi nella creazione di gustose ricette, e cosa fare quando qualcosa in dispensa o nel frigorifero scade.

Lo butto o non lo butto? Facciamo chiarezza!

Ci sono tre tipologie di alimenti: stabili, da conservare a temperatura ambiente (come pane, pasta, legumi secchi, scatolame); deperibili, da riporre in frigorifero e consumare entro pochi giorni (prodotti freschi e crudi); congelati, nel congelatore fino al consumo. A seconda della tipologia di alimento, si parla di “data di scadenza” e “termine minimo di conservazione” (TMC), in base alle caratteristiche intrinseche dei cibi.

Alcuni si conservano per moltissimo tempo, perché poveri di acqua o perché lavorati in modo da diventare quasi inalterabili tramite sterilizzazione, aggiunta di additivi, inscatolamento. Altri sono facilmente deperibili, perché sono freschi, ricchi d’acqua o perché non sono avvolti in atmosfere protettive.

Il termine minimo di conservazione riguarda i prodotti confezionati a lunga conservazione ( cioccolato, conserve, pasta secca etc.) mentre la data di scadenza si riferisce ai prodotti freschi.

- Il TMC indica il periodo ottimale entro il quale il prodotto presenta le migliori caratteristiche per sapore, fragranza, sapidità e aspetto esteriore, ma non significa che oltre non sia più buono.

- La data di scadenza per i prodotti più freschi indica invece un limite più netto, dopo il quale il prodotto potrebbe persino risultare pericoloso per il consumatore. Anche la dicitura è diversa: il TMC è indicato con “da consumare preferibilmente entro il”, la scadenza con “da consumare entro il”.

Ora che abbiamo un criterio di orientamento, considerate anche le modalità di conservazione. Se l’etichetta indica che l’alimento va tenuto al fresco, è inevitabile che lasciarlo a lungo in macchina al caldo potrà anticiparne il deterioramento o comprometterne le qualità. Scegliere di consumare i prodotti dopo la data di scadenza è una questione di buonsenso. Il cibo non risulterà avariato allo scoccare della mezzanotte del giorno fatidico e allo stesso tempo non ha senso rischiare di compromettere la propria salute.

Come conservare i cibi:

Nello specifico, ecco alcune dritte sul consumo oltre la scadenza per categorie di prodotti.

- Yogurt scaduto: può essere consumato fino ad una settimana dopo la data di scadenza, ma le proprietà nutritive saranno ridotte.

- Latte fresco scaduto: astenersi dal consumo di questo alimento oltrepassata la data di scadenza.

- Formaggio scaduto: meglio astenersi dal consumo dei formaggi freschi. I formaggi stagionati e a pasta dura, invece, possono essere consumati dopo aver rimosso la muffa che li ricopre (un pochino di muffa, se non riuscite a distinguerlo da un pezzo di muschio buttatelo via!)

- Conserve sott’aceto: sono consumabili entro due mesi rispetto al TMC indicato.

- Passata di pomodoro: consumabile a due mesi dal TMC indicato.

- Salumi affettati scaduti: astenersi dal consumo di questo alimento oltrepassata la data di scadenza.

- Succhi di frutta scaduti: meglio rispettare la data di scadenza, per non perderne il gusto.

- Olio scaduto: consumabile a 8 mesi dalla data di scadenza.

- Pesce surgelato e altri surgelati scaduti: se conservati correttamente, possono essere consumati due mesi dopo la scadenza, ma solo previa cottura. Non utilizzate pesce surgelato scaduto per preparare del sushi!

- Pesce in scatola scaduto: consumabile entro uno o due mesi dalla data di scadenza.

- Pesce e carne freschi: vanno rigorosamente buttati oltre la data di scadenza.

- Pasta secca e riso scaduti: non causano problemi se consumati dopo qualche mese, purché la confezione sia integra e siano conservati correttamente.

- Biscotti secchi e crackers scaduti: come per pasta e riso, anche se può verificarsi una perdita di consistenza e fragranza.

- Uova scadute: le uova crude o alla coque vanno consumate entro massimo 3 giorni dalla data di scadenza; se fritte, durano una settimana oltre quanto indicato. Oltrepassare questi limiti, però, espone a un inutile rischio alimentare.